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CIVES: L’Europa ha ancora molto da dire nel mondo

18/01/2014
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Si è tenuto venerdì 17 gennaio, eccezionalmente presso l’aula consiliare del Comune di Campolattaro, il quinto appuntamento di “CIVES – Laboratorio di Formazione al Bene Comune”.

L’incontro ha visto la prestigiosa partecipazione del prof. Pasquale Ferrara (Segretario Generale dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze) che ha trattato il tema: “L’Europa è ancora un nostro sogno?”. Ha portato i saluti al partecipato incontro il Sindaco di Campolattaro Pasquale Narciso, il quale dopo aver ringraziato i soggetti promotori di CIVES per aver scelto di svolgere una lezione nella propria comunità, ha sottolineato che il tema Europa è molto attuale auspicando che si arrivi ad un governo unico che risolva il problema della frammentazione esistente nei diversi paesi. Ettore Rossi (Direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della diocesi di Benevento) ha poi introdotto la lezione ricordando che “il progetto europeo di unificazione, oggi vive la crisi più difficile della sua storia, a causa delle difficoltà economiche e sociali e degli egoismi nazionali. C’è bisogno di rialimentare il sogno dei padri fondatori – uomini politici cattolici come De Gasperi, Adenauer, Schuman – considerando l’Europa il nostro destino”.
Subito dopo è intervenuto il prof. Ferrara, il quale ha offerto un lucidissimo e chiaro contributo per lo svolgimento del percorso di quest’anno, affrontando un tema che mai come in questi anni continua a mobilitare le coscienze: “I padri fondatori dell’Unione Europea – ha esordito il docente – realizzarono, all’epoca, una scelta del tutto visionaria: quella della condivisione della sovranità. L’Europa è un progetto di cui tutti i cittadini devono farsi carico”.
Sgombrando il campo da ogni facile sentimentalismo e ogni (ancora più facile) pregiudizio di cui sono ormai infarciti i discorsi retorici sull’Europa, Ferrara è partito da un’analisi sullo stato attuale dell’Unione, attraverso domande e statistiche sulle opinioni degli europei, spesso dai risultati inaspettati: “Le percentuali ci riferiscono che la principale preoccupazione degli europei oggi non è l’immigrazione e non sono le tasse, ma le questioni legate alla situazione economica e alla disoccupazione. Nonostante la crisi, la fiducia nelle istituzioni europee è ancora un costante punto di riferimento rispetto ai governi nazionali; e riguardo l’euro, tema centrale dei nostri dibattiti, è da registrare che, nonostante una comunque importante perdita di credibilità, la maggioranza assoluta degli europei continua a favorirlo. Altri aspetti non trascurabili possono essere considerati l’abbattimento delle frontiere nazionali e la pace tra i paesi dell’Unione: abbiamo giuridicamente e politicamente disinventato la guerra. La domanda è: riuscirà l’Europa a contagiare anche lo scenario alle sue porte, l’intero Mediterraneo?”.
Successivamente Ferrara ha illustrato la strategia europea che si cercherà di seguire fino all’anno 2020, attraverso alcuni strumenti, nuovi o consolidati: “L’obiettivo prefissato mira ad una crescita che sia intelligente, attraverso investimenti come quello nell’istruzione, sostenibile e solidale, ossia focalizzata sulla creazione di posti di lavoro e la riduzione delle povertà. Investire sui giovani e sulla ricerca rappresenta l’unica possibilità di sviluppo per il futuro. Prendiamo ad esempio il programma ERASMUS PLUS (2014 – 2020): questo sarà diretto non più solo agli studenti universitari, come era il precedente, ma a tutti i giovani bisognosi di formazione professionale”.
Come emerso dalle parole del docente, è l’unità politica la sfida centrale da raccogliere, premessa indispensabile per lo sviluppo del processo unitario europeo, ancora troppo distante: “L’integrazione politica europea, in realtà, non vuole cancellare le identità nazionali, ma passare a un livello maggiore di condivisione, continuare nell’integrazione ulteriore di altri settori, come quello dell’economia. Per fare questo occorre rifondare l’unione di persone e di intenti, altrimenti corriamo il rischio di tornare indietro; e dobbiamo liberarci del cosiddetto ordoliberalismus, cioè una ideologia fondata sull’idea che le regole devono essere rispettante in maniera intransigente, decontestualizzando, anche a costo della validità dei risultati da raggiungere”.
In vista soprattutto delle prossime elezioni europee di maggio, Ferrara ha individuato infine tre sfide delle quali l’unione Europea deve farsi carico, utili quantomeno allo sviluppo di un dibattito che deve ripartire: “La prima sfida è quella della polity, cioè della cittadinanza europea: quale beneficio il cittadino può effettivamente riceverne?; c’è poi la sfida delle politics, e cioè il dibattito politico sulle grandi scelte da adottare (austerità/occupazione; proiezione europea nel mondo; promozione e difesa dei diritti umani) e infine quella sulle policies, ovvero sulle grandi politiche pubbliche europee da costruire. Abbiamo, dunque, ancora molta strada da fare ma l’Europa ha ancora molto da dire al mondo e a noi cittadini, affinché una nuova e giovane classe dirigente l’accompagni con il suo impegno in questo processo”.

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