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Made in Italy: Adiconsum “La tutela della salute e della sicurezza del consumatore deve essere garantita da un sistema di tracciabilità efficace”

04/12/2013
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Il Made in Italy non deve significare necessariamente prodotto realizzato con materie solo di provenienza italiana né tantomeno serve demonizzare quei prodotti che utilizzano materie prime provenienti dall’estero, se sono di qualità.La tutela della salute e della sicurezza del consumatore – spiega Pietro Giordano Presidente nazionale di Adiconsum –  deve essere garantita da un sistema di tracciabilità efficace, che veda il coinvolgimento attivo delle Associazioni Consumatori

Pietro Giordano Adiconsum

Il dibattito nel nostro Paese sul Made in Italy è molto acceso. Non si scherza infatti sulla sicurezza e sulla salute dei consumatori. Il punto è che cosa si intende per Made in Italy. Facciamo un esempio su tutti e vediamo cosa succede con la pasta, dando alcuni dati.

Nel nostro Paese – dichiara Pietro Giordano, Presidente nazionale di Adiconsum – si producono circa 40 mln di quintali di grano duro contro un consumo che si aggira intorno ai 60 mln di quintali. È evidente quindi che il nostro grano, purtroppo non è sufficiente per tutti. Inoltre il grano italiano non è considerato tra i migliori, tant’è che rispetto al grano canadese, australiano e americano, ha anche un prezzo più basso.

A questo punto se per prodotto made in Italy si intende un prodotto interamente italiano, si può decidere di utilizzare solo materie italiane ottenendo però un prodotto di scarsa qualità, oppure si può andare alla ricerca del grano migliore, lavorarla in Italia e ottenere una pasta di qualità superiore.

Il discorso della pasta si può traslare ad altri prodotti – prosegue Giordano – vedi ad esempio la carne (quella italiana è veramente insufficiente), il caffè, i prodotti da forno, il cachemire, ecc.. Bisogna anche prendere atto della presenza nel mondo di zone in cui alcune materie trovano un substrato più adatto.

Il problema non è la provenienza, che comunque deve essere indicata in etichetta, per correttezza nei confronti del consumatore – continua ancora Giordano – ma che quel prodotto non arrechi danno alla salute e alla sicurezza. È sui controlli che bisogna lavorare. Impedire, l’importazione di alcune materie prime per partito preso produce un aumento dei prezzi che va solo a discapito dei consumatori. L’altra alternativa è incentivare le coltivazioni nostrane, soluzione difficile da adottare se si pensa all’ l’elevata industrializzazione e alla particolare morfologia del nostro Paese, che non permette una superficie significativa da destinare all’agricoltura.

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