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In scena ieri sera, prima nazionale, al Teatro De Simone “Il Contratto” di Eduardo De Filippo

La famosa commedia di Eduardo De Filippo, è stata presentata ieri sera nell’ambito della XXXIV Edizione di “Benevento Città Spettacolo”.

“Il Contratto” la famosa commedia di Eduardo De Filippo facente parte della trilogia “Canta dei giorni dispari” così voluta proprio dall’autore, è stata presentata ieri sera in prima nazionale al Teatro De Simone a cura di Pino Carbone, Andrea de Goyzueta e Francesca De Nicolais. Pubblico d’eccezione, come del resto in tutte le perfomance di “Benevento Città Spettacolo” che ha voluto tributare a fine rappresentazione un caloroso applauso agli interpreti ed ai partecipanti tutti a questo lavoro che mantiene inalterato il suo fascino e che malgrado il tempo che passa sembra tremendamente ancora attuale e, per certi versi, attuabile.  Oltre ai già citati curatori del lavoro occorre ricordare anche chi lo ha interpretato  e cioè Andrea de Goyzueta, Francesca De Nicolais, Giovanni Del Monte, Claudio Di Palma, Irene Grasso, Carmine Paternoster, Fabio Rossi oltre a chi fa un lavoro oscuro ma altrettanto importante come  Luciano Di Rosa, per le scene, Fabrizio Elvetico, per i suoni e le musiche, Selvaggia Filippini, per i costumi e le maschere e Luca Carbone per i soggetti grafico-pittorici.

La commedia fu scritta in pieno boom economico degli anni 60 che diede agli italiani da un lato vigore dinamismo ma, ahimè, dall’altro un voglia di corsa alla conquista del benessere e del denaro oltre il normale soddisfacimento dei bisogni, calpestando però  tutti i valori tradizionali. Il denaro era inteso, figurativamente, come divinità con una venerazione morbosa che portava gli uomini a tralasciare gli tutti gli affetti, persino quelli familiari. Ecco quindi che De Filippo si inventa “il contratto”, un escamotage per costringere gli uomini ad amarsi in cambio della promessa di “resuscitare a nuova vita”. E questa finzione scenica voluta da Eduardo in effetti nascondeva la vera essenza della società materialistica che  allora andava affermandosi: il denaro è la cosa più importante, l’unico mezzo ” che può resistituirti finache la vita”.  Ed in quest’ottica De Filippo scrisse questa commedia-denuncia per dissacrare la nuova religione del denaro che caratterizza ancora il nostro tempo.