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Mario Pepe non demorde: a Palazzo Mosti ipotesi di reato e non fantasie persecutorie

30/01/2013
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L’ormai ex parlamentare del Pd Mario Pepe rilancia sull’inchiesta “Mani sulla città”.

Mario Pepe il giorno delle Primarie

Torna a parlare sull’inchiesta “Mani sulla città” Mario Pepe  e lo fa con un ennesimo affondo. “Ritengo che ci siano ipotesi di reato in “re ipsa. Non ci sono fantasie persecutorie o “fumus persecutionis, ma gravi indizi di reato sollevati dal Pm e suffragati dal Gip. Il capogruppo Pd al Comune, come hanno riportato le notizie della stampa, ha dichiarato candidamente: Se aggiorniamo i programmi dell’Amministrazione attiva la città ci capisce, se non aggiorniamo i percorsi programmatici la città non ci capirebbe. Qui non si tratta di programmi, nulla quaestio per essi, ma di atti illeciti che non si risolvono se non con il dibattimento processuale e con sentenza.Prima di arrivare a ciò non c’è  forse una questione morale, politica, istituzionale? Il capogruppo dovrebbe riflettere piuttosto che inseguire una logica meramente amministrativa. Sempre dalla stampa si è evinto che il sindaco in carica ha chiesto, con amenità, al segretario del Pd d’interessarsi della città. Il sindaco non sa che il segretario non c’è e che il comando è altrove? Finge di non sapere. L’appello a Commissioni, Comitati per affrontare in maniera più seria i problemi era solo una formula politica per temporeggiare e rinviare “sine die” i problemi veri.Penso che siamo nella Terza Repubblica e non più nella Prima. Perciò, invece di andare a Filippi fermiamoci a Palazzo Mosti ed assumiamo le decisioni richieste da necessità oggettive”.

Quindi ancora una volta duro con il suo partito Mario Pepe che insiste e va avanti per la sua strada, strada che come si legge dalla dichiarazione, diverge nettamente da quella del suo partito, se lo è ancora.

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