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Rileggiamo il nostro territorio attraverso la cultura, l’enogastronomia e il paesaggio.

05/01/2013
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Questo è quanto emerso dall’incontro avvenuto stamattina sabato 5 Gennaio 2013 alla libreria Luidig facente parte di un ciclo di incontri organizzati dall’Associazione Benevento Longobarda e Associazione Culturale Bisanzio.

Presenti all’incontro, dal titolo :” Una rilettura del Sannio Beneventano dal tardo antico ad oggi” , il professore dell’università del Sannio di Benevento Alessio Valente con la presenza anche di Fabio Di Fede e Luca Zolli. Doveva esserci anche il Professore dell’università del Sannio Paolo Magliulo ma per impegni improvvisi non ha potuto partecipare.

All’interno di un’atmosfera libresca intrisa della curiosità dei partecipanti il professore Valente ha iniziato il suo viaggio spazio-temporale alla scoperta del cambiamento del nostro paesaggio soffermandosi soprattutto sul tessuto beneventano. Ha introdotto il tutto con una frase tratta dal libro “Il piccolo principe”: “Non guardiamo solo con gli occhi, non ascoltate solo le mie parole, ma cerchiamo  di <<guardare>> attraverso il cuore per scoprire quello che a me non è visibile, ma a voi si”. Un rilettura – semplifica il professore – guidata e coadiuvata da Fabio Di Fede e Luca Zolli.

Attraverso una carrellata di immagini esaustive i partecipanti attraverso le parole del professore hanno potuto apprezzare posti incontaminati come lo può essere un fiumiciattolo che si distende inerme su di un territorio caratterizzato da zone erbose e zone incolte, per passare poi a foto che rappresentano diversi livelli di quota,  da quella più vicino a noi sommerso da casa e interventi antropici alla montagna  libera dall’uomo. Secondo uno storico del 1973 “il paesaggio è il luogo della memoria, la civiltà rispecchia se stessa” (n.d.r. come direbbe Giordano Bruno la natura vive  e vive attraverso noi).

Da questo punto in poi il professore si è soffermato sulle litologie presenti nel sottosuolo soprattutto in ambito campano: dalle rocce calcaree maggiormente presenti, a litologie sabbiose, argillose e anche vulcaniche come ci dimostra l’anfiteatro Romano, che nonostante l’eruzione del  vulcano  di Napoli sia avvenuta tanto tempo fa, presenta uno spesso strato di pomici. (n.d.r. le pomici sono un particolare tipo di detrito espulso fuori dai vulcani durante le eruzioni e che insieme a cenere e piroclasti sono tra le rocce caratteristiche che vengono fuori durante un ‘eruzione vulcanica). Per quanto riguarda le rocce calcaree sappiamo che esse hanno la caratteristica di andare incontro al fenomeno del carsismo, un binomio frequente potremmo dire tra rocce calcaree e acqua. Infatti esse si fanno “attraversare” tranquillamente dall’acqua. L’acqua erode i tessuti di queste rocce creando dei veri e propri  grandi pori simili a canaletti nei quali l’acqua fluisce fino ad arrivare a fondo valle creando sorgenti.  Altra caratteristica di queste rocce sono la formazione di grotte che tanto tempo fa fungevano da veri e propri luoghi di culto.

Queste litologie ha spiegato il professore sono servite anche ai longobardi  per costruire sapientemente delle mura forti e che nonostante il tempo continuano ad esistere come monumento per la memoria. Litologie argillose vennero invece utilizzate per costruire alcune “porte ” della citta come Port’Arsa che si dice fosse anche il luogo di alcune fornaci.

Benevento o come anche dicevano gli antichi latini “Maloenton” un termine che si riferisce al gregge ,agli ovini che hanno bisogno di acqua. Non a caso Benevento nasce in un luogo circondato da due fiumi il Sabato e il Calore e dove si costruì il primo insediamento nominato “castrum romanum”. Poi incominciarono a costruire le strade come luoghi di comunicazione e Benevento si ritrovò ad essere il crocevia di due importanti vie antiche l’Appia e la Latina e successivamente anche di quella Traiana e di strade secondarie.Iniziarono ad essere costruiti ponti e porte d’accesso : il Ponte Leproso e la stessa Port’Arsa. Quindi nell’alto medioevo  il castrum romanum inizia ad espandersi verso sud-est, anche per il terremoto del 360 ed di alcune alluvioni, cause non meno importanti.

Arrivarono poi i Longobardi e a loro dobbiamo le mura e le residenze magnifiche dei principi. Intorno al nono secolo i romani ritornarono realizzando delle magnifiche residenze dei vescovi.

Importanza venne assunta anche dai mulini, perchè l’acqua non serviva solo come fonte per l’irrigazione ma anche e soprattutto come forza motrice dei mulini. Questi  fiumi venivano utilizzati dai contadini per trasportare i loro prodotti in modo da non far deteriorare cereali,olio e vino.

 Ma non solo l’uomo ha contribuito alla modificazione del territorio ma anche e soprattutto la natura : il 2 ottobre del 1949 straripa il Calore, nel 1688 abbiamo il terremoto nelle zone di Cerreto e Guardia Sanframondi, nel 1962 il terremoto di Apice che rase al suolo la cittadina e fu poi ricostruita.

Anche l’acqua sotterranea può apportare modificazioni al territorio, da qui sono partite una serie di immagini esplicative sulla forza dell’acqua in un campo coltivato. Il professore ritiene importante la conoscenza del territorio anche per quanto riguarda le coltivazioni perche creare delle distese cerealicole lungo zone di massima pendenza , può portare a zone depresse e inutilizzabili, perchè l’acqua può dapprima creare rivoli, eliminare poi  la parte di materia organica, il cosiddetto humus che serve alle piante coltivate per assorbire elementi importanti per la loro crescita,  fino a creare dei veri e propri canali desertificati.

La conoscenza del territorio unito alla cultura passata e all’enogastronomica può contribuire alla ricrescita e allo sviluppo del nostro territorio  non curato da molto tempo e degradato dalla mano dell’uomo che  è sempre più dettato da interessi economici e meno da quelli di salvaguardia del patrimonio artistico, culturale, ambientale nonchè paesaggistico.

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