Alfredo Martinelli scatta “una fotografia” di Benevento attuale e della politica di questi giorni

Lo spunto nasce dal presepe allestito ai piedi dell’Arco di Traiano.

 Scrive il Martinelli : “Spett.le Redazione, è bello poter osservare la Natività installata ai piedi dell’Arco anche se non è un’opera d’arte, perché quella di proprietà della Città quest’anno è stata prestata ad un’altra cittadina. Ma è giusto che sia così, dopotutto noi medici, dotti e sapienti, preferiamo le lampadine. Però anche questa, guardandola dalla giusta prospettiva, può essere evocativa. Se poi si ha un po’ di tempo libero e la compagnia del silenzio che le notti invernali sono capaci di creare in piccole realtà come la nostra, diviene tutto più semplice, così com’è successo a me quando ho deciso di fare due foto ricordo.

Mettendomi ad un lato d’essa, la prospettiva m’ha evocato un viaggio. Ma poiché non tutti i viaggi sono uguali, ho provato ad immaginare quali di questi stessimo compiendo o provando a compiere.

Di sicuro, mi sono detto, per molti di noi sarà difficile viaggiare usando i mezzi di trasporto pubblico, perché ultimamente a Benevento ci sono stati pesanti ridimensionamenti di orari, tratte e aziende di trasporto e quando qualcuno ha provato a farlo notare portandolo all’attenzione pubblica, nel giro di qualche giorno è caduto nell’oblio dell’abitudine. Allora ho pensato a chi viaggia o si sposta usando l’auto, ma il rendermi conto che nelle ultime settimane sulle strade limitrofe si sono succeduti numerosi incidenti mortali, m’ha fatto cambiare pensiero.
“Va bé” – mi son detto – “pensiamo allora a chi viaggia verso noi. Chi vuole visitarci cosa potrebbe vedere?” Di sicuro il Duomo e le sue porte bronzee, ma non dovrebbe fare molto affidamento sugli orari di visita, altrimenti rischia di aspettare per parecchio tempo in attesa che qualcuno apra.
Dopo il Duomo potrebbe passeggiare e fare shopping lungo il corso principale, ma troverebbe quasi la metà dei negozi rispetto allo scorsoanno, perché molti hanno cambiato sede per pagare meno fitto o hanno chiuso per motivi economici. A questo punto, trovandosi al corso, gli consiglierei una visita all’Arco, ma senza osservarlo da sotto perché cola ancora l’acqua piovana accumulata in questi giorni.

Se dopo tutto questo avrà voglia di mangiare qualcosa e pensa di non fare troppo tardi, potrebbe fermarsi presso uno dei tanti locali presenti fra piazza piano di Corte e piazzetta Vari, ma va bene solo fino ad una certa ora, perché poi ci si potrebbe trovare incastrati fra scazzottate di varia natura accompagnate dal lancio di bottiglie di vetro, tanto per non farsi mancare nulla.

Al turista verrà da pensare: “Poveracci questi Beneventani! Ma allora loro cosa fanno, come vivono?”

Una risposta precisa non l’ho. Di sicuro molti sono impegnati a far quadrare i conti, a trovare un lavoro che non li allontani troppo dai figli o, se ancora giovani, a mandare curriculum il più lontano possibile per poter realizzare i propri sogni. Altri invece escono a turno dalle abitazioni per non lasciarle mai disabitate. È l’unico modo che hanno per contrastare i topi d’appartamento che ultimamente lavorano quasi indisturbati.

Verrebbe da pensare che siamo messi tutti male, ma non è così ed il breve escursus m’ha fatto realizzare ciò che il subconscio cercava di trasmettermi facendomi pensare al viaggio.

Riguardando la Natività, essa mostra in modo palese ed indiscutibile che tutto resta immutato ed identico a sé stesso così come gli stravolgimenti politici tanto sbandierati ed auspicati. Dopo tanto rumore e polvere sollevata per inquinare la giusta prospettiva, non si faranno più e con essi non scompariranno le figure ed enti collegati alla gestione del territorio e delle risorse umane.
Così tante persone di buone speranze riprenderanno il viaggio della speranza in visita alla capanna, alla ricerca di un posto di lavoro e la sacra famiglia, gioiosa nel dispensare promesse, lì accoglierà benevola. Se ricordate la mia sesta storia sui fratelli Antonio e Filippo, resa pubblica il 29 ottobre scorso, vi renderete conto che tutto sta per ricominciare come in un viaggio in cui si perde l’orientamento e si torna al punto di partenza senza aver concluso nulla, ma molto più stanchi e disillusi di prima.

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