Caro Mutui: “Consegniamo le chiavi delle aziende alle istituzioni”

“Non Posso Pagare”, movimento che dà voce a piccole, medie aziende e famiglie contro il caro bollette e mutui, organizza una protesta simbolica per denunciare l’assenza di soluzioni da parte delle istituzioni “Consegneremo le chiavi delle nostre aziende ai rappresentanti delle istituzioni per trasmettere il messaggio che in queste condizioni non riusciamo più a gestire le nostre attività. Un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica e che mostra tutta la gravità della situazione” spiega Antonella Oliviero. Imprenditrice, ha fondato il movimento “Non Posso Pagare” per protestare e chiedere soluzioni contro il caro bollette. Soluzioni che ad oggi non sono arrivate. Gli imprenditori hanno ancora tante difficoltà per pagare le fatture del consumo energetico. Il movimento sposta la sua attenzione anche sui mutui garantiti dallo Stato che molte aziende hanno sottoscritto durante il Covid, per sostenere la loro attività e per far fronte ai costi crescenti, tra cui le bollette che sono aumentate. Secondo le ultime stime, il tasso sui mutui garantiti dallo Stato per le aziende è aumentato di oltre il 2% negli ultimi mesi (dati IlSole24Ore), il che significa che i costi per gli imprenditori aumenteranno ancora di più. Ciò rappresenta una sfida significativa per le aziende che già vivono il post pandemia con bollette crescenti e potrebbe mettere ulteriormente a rischio la loro sopravvivenza. I soldi sarebbero serviti per aiutare le aziende a fare investimenti e per evitare il licenziamento delle persone: “Il problema è che ora che sono iniziati i rimborsi molti imprenditori si sono resi conto che i tassi di interesse chiesti dalle banche sono aumentati in modo vertiginoso, finendo per incidere sui bilanci delle aziende e delle famiglie”, denuncia Oliviero. In particolare, l’imprenditrice pone all’attenzione il caso di un imprenditore che si è rivolto a “Non Posso Pagare”. La sua azienda aveva acceso un mutuo in fase Covid il cui tasso di interesse era di 2.31%, sono arrivati oggi a 5.30%. Una rata di 8mila euro che ha superato i 9mila: “Dato che il mutuo poi prevedeva un pre-ammortamento di due anni, la prima rata da pagare è quella relativa agli interessi maturati nei due anni. Rata che da 19mila è diventata 25mila euro. Una situazione che rischia di mettere in ginocchio un intero sistema, dato che questi prestiti sono garantiti per il 90% dallo Stato. Cosa succederà se le aziende non potranno pagare?”, si chiede Oliviero.

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