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Vendiamo l’Arco di Traiano. Così scrive Alfredo Martinelli ironizzando sulla situazione economica attuale

Posted By Infosannionews On 17/10/2012 @ 9:52 In Attualità | No Comments

Simpatica ed ironica la storia che un nostro caro amico, Alfredo Martinelli, ha voluto inviare alla stampa, storia  che mette il dito nella piaga dei nostri giorni dove, tra crisi profonde ed immobilismo, tra l’illuderci dei vecchi fasti e  tentata vendita di nuovi inesistenti, si cerca di far passare sotto banco, o per meglio dire inosservati, i reali problemi che attagliano la vita economico-sociale della città ma che,  come il rospo di Eduardiana memoria, ogni tanto  spuntano con  la testa o con la zampa a ricordarci che non è tutto oro ciò che brilla.  O forse è il contrario ? Beh ognuno legga e dia la propria interpretazione.

Ad ogni modo, questa la storia che val la pena di leggere : “Spett.le Redazione, la mia quarta storia ( ce ne sono altre tre scritte dal Martinelli – ndr) narra dell’evento che mi ha illuminato dandomi l’idea che di sicuro cambierà le sorti di noi cittadini beneventani. Sabato scorso, come molti sapranno, c’è stata una gara podistica cittadina con partenza da via Traiano. Il fermento era notevole ed il brusio degli atleti, misto a quello degli spettatori, ha attirato la mia attenzione. Poco distante da essi c’erano però i giovani che hanno ridato vita alle gesta Longobarde. Sotto l’Arco Triano erano vestiti di tutto punto. L’iniziativa mi piace e loro sembrano simpatici, così mi sono avvicinato per chiedergli la cortesia di mettersi in posa per una foto. Sono stati molto disponibili e lo scatto mi è piaciuto e ne ero contento, ma mai avrei pensato che proprio quell’evento m’avrebbe condotto all’IDEA. Nel soffermarmi con loro per fargli vedere la foto, ho potuto notare che dalla parte interna del nostro amato ARCO, una profonda fessura sembra essere divenuta una piccola sorgente d’acqua con tanto di vegetazione a far da cornice. “Piove dall’Arco, sarà di sicuro un segnale, un invito divino a fare qualcosa.” Questo è stata la riflessione che ho avuto negli istanti immediatamente successivi e poi è arrivata lei, l’IDEA: “Vendiamo l’ARCO Traiano.” A qualcuno l’idea potrà sembrare bizzarra ma in realtà non lo è e cercherò di argomentare le mie ragioni in merito. Innanzitutto a quanto pare il nostro Comune ha un bel po’ di debiti da saldare, ma al tempo stesso ha le tasche vuote. Beh, nulla di nuovo, tutti noi in questo brutto momento non sguazziamo nell’agiatezza. Si, ma piuttosto che rischiare di non poter pagare stipendi e servizi di primaria necessità alla città, è molto meglio torglersi qualcosa, soprattutto se ha valore, così si potrà resistere più a lungo. E poi parliamoci chiaro, l’Arco Traiano per noi cittadini non solo rappresenta qualcosa che oramai non ci appartiene più, ma al tempo stesso ci obbliga ad essere ciò che in realtà non siamo e ci fa vivere male, con l’angoscia di dover ottenere risulati che non sono alla nostra portata ed i cui fallimentari tentativi di ottenimento ci deprimono ancora di più. Per fare un esempio semplice. Per noi l’Arco Traiano rappresenta un genitore importante, che ci narra di gesta eroiche e tempi di gloria oramai andati e ci invita a far lo stesso.
Ma noi siamo ragazzini svogliati e forse anche inadeguati ed il suo monito ci fa vivere male la nostra situazione. Se invece va via e poi di lì a poco riuscissimo a vendere anche Santa Sofia, il Teatro Romano e le Terme, per noi sarebbe più facile accettare la nostra condizione di cittadini mediocri, senza dover subire la pressione psicologica di dover sembrare a tutti i costi colti e preparati, ma anche laboriosi e virtuosi. Siamo sinceri, sono tutte caratteristiche che non ci appartengono ed allora perché struggerci nel tentativo di dimostrarle? Campare alla giornata è molto meno stressante, potremmo continuare a lamentarci senza avere neanche più l’obbligo morale di gareggiare con le vicine provincie e città ed arrabattarci con goffi sgomitamenti per cercare di stare al loro passo. Ripeto vendiamo l’Arco di Traiano, ma facciamolo presto, prima che le crepe da cui cade l’acqua si estendano e lo facciano crollare. A quel punto varrebbe molto di meno e si potrebbero pagare molti meno stipendi”.

 


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