Viggiano: città dell’arpa e della musica! Si trova a 200 Km da Benevento, poco più di un paio d’ore di macchina, ma val la pena di visitarla. Questo paesino rinnova ogni anno la magia della musica, dall’arpa al Jazz, dalla musica popolare a quella da camera o etnica, con concerti, recital, workshop, eventi, performance artistiche e itinerari turistici.
È famosa in tutto il mondo per essere la città dell’arpa e della musica. Viggiano – paese di 3.500 abitanti situato a quota 1.000 metri nel cuore della Val d’Agri [PZ] accoglie come ogni anno un coinvolgente incontro di suoni, epoche e culture. Come scriveva Pascoli all’amico Carducci nel lontano 1884: “Il paese non è grande ma nemmeno piccolo, l’aria ottima, pittoreschi i dintorni, le rovine di Grumento a pochi passi… arpeggiamenti per tutto che fanno di Viggiano l’Antissa della Lucania”.
Dall’1 al 5 agosto si tiene la V edizione della “Rassegna dell’Arpa Viggianese”. Un evento che celebra la secolare tradizione arpistica lucana con concerti, workshop, performance artistiche, seminari e aperitivi musicali e dj set a fine serata. L’evento diretto da Vincenzo Zitello e organizzato dall’assessorato al Turismo e Spettacolo del Comune di Viggiano, accoglie le esibizioni di Peppe Barra, Riccardo Tesi, Teresa De Sio e Hulan.
Artisti che nella loro luminosa carriera hanno saputo tramandare musiche, suoni, epoche e umori di quel prezioso passato che sa proiettarsi senza snaturarsi nel presente, evolvendosi. Con loro, gruppi folcloristici della Basilicata come Lu Chiccirichi, Laetimusici e Amarimai. Ovviamente grande spazio viene riservato ai concerti dello strumento principe della rassegna. Ecco in scena allora Cecilia Chailly, il paraguayano Lincoln Almada, Davide Burani e il francese Dominig Bouchaud. Senza dimenticare le esibizioni degli allievi dell’Orchestra da Camera e della scuola di Arpa Popolare di Viggiano che rappresentano il fulcro di tutto l’evento. Da anni, infatti, si tengono corsi rivolti ai giovani musicisti, diretti da Anna Pasetti, Daniela Ippolito e lo stesso Almada, che suggellano quel legame ancora intatto con la propria storia.
Ma Viggiano non è solo arpa. Da anni, infatti, si tengono eventi legati al jazz e alla musica classica. Nato nel 1990 il Viggiano Jazz, organizzato dall’omonima associazione e diretto dal compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra Mario Raia, presenta l’8 e 9 agosto concerti e seminari. Protagonisti quest’anno sono lo stesso Raja in quartetto con Bracco, Fattorini e Sciommeri con ospite il pianista Riccardo Zegna, il live “Contemporaneo immaginario” del trombettista Marco Tamburini, accompagnato da Onorati, Paolini, Amatulli, Paglionico, Mastro, Bucarella. Il contrabbassista Omar Avital in quintetto col trombettista Avishai Cohen, il sassofonista Joel Frahm, il batterista Jonathan Blake e il pianista Jason Linder. Infine, il bassista Pippo Matino rende omaggio all’indimenticabile Joe Zawinul con un live-tributo con ospite speciale James Senese.
Il concorso internazionale di flauto “Leonardo De Lorenzo”, invece, rende omaggio alla musica classica: il 27 luglio è in programma il concerto per soprano, flauto e pianoforte con la coreana Cho Serin, il flautista Gian-Luca Petrucci e la pianista Paola Pisa, seguiti il giorno seguente dal concerto del quintetto a fiato dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma. Ad agosto, rispettivamente il 18 e 26, spazio al duo Griminelli-Pisa, e all’arpista francese Emmanuel Ceysson accompagnato da Ginevra Petrucci. E ancora, il corso di liuteria a cura del maestro liutaio Massimo Monti, responsabile della conservazione del
Museo degli strumenti dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma.
Numerose le iniziative parallele. Vista la speciale posizione geografica di Viggiano, al contempo rinomata stazione sciistica e sede del Museo del lupo, la pro-loco organizza escursioni al Monte Sacro – dove da maggio a settembre viene portata la statua della Madonna Nera – visite alla diga del Pertusillo e al Parco archeologico di Grumentum; degustazioni di prodotti tipici: il nobile e profumato tartufo nero (Scorzone), il rinomato caciocavallo podolico, i funghi di montagna, i crostini con fagioli di Sarconi e i vini Doc “Terre dell’Alta Val d’Agri”. Non esiste nessuna località che possa annoverare una tradizione così radicata e consolidata, costituita da un connubio assolutamente sorprendente tra musica popolare e musica colta. Tra musici di strada e virtuosi interpreti di orchestra, tra artigiani del legno e liutai raffinati, tra esecutori ad orecchio e compositori eccelsi.
Una cultura musicale che dall’alto delle vette appenniniche seppe irrompere nelle città borboniche, napoleoniche e asburgiche demolendo quelle immagini che volevano il sud Italia assolutamente arcaico e
barbaro, selvaggio ed anacronistico. Tutti i concerti sono a ingresso gratuito.