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Dipartimento “Giustizia”. Giuseppe Ricci e Domenico Mauro (FI) “Tempi più snelli per la Giustizia”

19/09/2019
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“Assoluzioni definitive anche dopo sette-otto anni: chi ripaga delle conseguenze umane e personali intanto patite”?

“Auspichiamo che una delle priorità dei prossimi Governi possa essere quella relativa ai tempi della Giustizia. Troppo lunghi e troppo più lunghi di quelli europei. Una situazione che ha gravi effetti collaterali dal punto di vista tecnico ma anche risvolti significativi per quel che riguarda la sfera personale di quanti coinvolti”.

Domenico Mauro

Ad intervenire sono il Commissario provinciale di Forza Italia, Domenico Mauro, unitamente al Responsabile del Dipartimento Giustizia in seno al Coordinamento in questione, Giuseppe Ricci.

Giuseppe Ricci

Gli ultimi dati disponibili, in particolare, attestano che un processo penale innanzi al tribunale abbia una durata di 707 giorni a fronte dei 534 per rito monocratico. La durata dei processi in Appello ed in Cassazione, invece, è rispettivamente pari a 901 giorni e ad un anno. La tempistica, poi, si allarga ulteriormente per quel che riguarda il percorso civile con il primo livello di giudizio, caratterizzato dal procedimento ordinario, che oscilla tra i tre ed i sei anni.

“Si tratta di termini eccessivi – incalza il duo Mauro-Ricci – specie se rapportati a quelli europei, ove, ad esempio, la durata media di un primo grado penale è stabilita in una media di 138 giorni”. Sono quasi 970.000, in Italia, i procedimenti che eccedono i termini come sanciti nel principio della ragionevole durata (indicati in tre anni per il primo grado ed in altri due ed uno per le fasi dell’Appello e della Cassazione).

“Questi ritardi – ancora Domenico Mauro e Giuseppe Ricci – costano allo Stato anche in termini economici. Lo sforamento dei tempi della Giustizia si è tradotto, infatti, in condanne per quasi un miliardo di euro da parte di Bruxelles. A questo si sommi – insistono i due dirigenti forzisti – il fattore umano e personale. Un’assoluzione può giungere anche dopo sette, otto anni. Chi ripaga coloro i quali hanno dovuto subire i procedimenti dei danni morali e personali subiti? Si tratta di conseguenze irreparabili che scuotono la sfera intima dei singoli. Uno degli ultimi esempi è quello che viene dal caso Mastella e dal noto processo “Why not”. Al sindaco di Benevento ed a tutte le altre vittime di percorsi rivelatisi a posteriori infondati nonché oltremodo lunghi va la nostra vicinanza e la nostra solidarietà. Per quanto questi attestati lascino il tempo che trovano perchè la serenità della vita persa per troppo tempo – quella – non te la può restituire nessuno”

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