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Non convince le organizzazioni sindacali la manovra del Governo

26/11/2018
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Non tutto è da buttare però, qualcosina la salvano anche i sindacati.

Hanno rimandato però il giudizio definitivo e complessivo a quando la manovra avrà la sua struttura definitiva, potendosi ancora variare sulla spinta negativa proveniente dalla comunità europea.

Ad oggi però le organizzazioni sindacali contestano la mancanza di misure idonee a creare lavoro con investimenti nello sviluppo, nelle infrastrutture e nell’istruzione. E poi sanità, politiche sociali, tasse su lavoratori e pensionati ed evasione fiscale. Contestata anche la mancanza di misure per il rinnovo dei contratti della pubblica istruzione in essere, il condono fiscale, la mancanza di volontà di colpire gli evasori e le rendite patrimoniali . Da rivedere la questione della quota 100 sulle pensioni.

Per le sigle sindacali si tratta del libro dei sogni con il Mezzogiorno che è scomparso dall’agenda, nel mentre è stata partorita  una manovra che pensa solo agli equilibri interni.

Hanno presieduto l’incontro Rosita Galdiero, segretaria generale della Cgil Benevento, e Luigi Simeone, segretario generale della Uil Avellino/Benevento. Presenti, tra gli altri, Fioravante Bosco, segretario generale aggiunto della Uil Avellino/Benevento, e Antonio Compare, componente segreteria Cisl Irpinia/Sannio. Mario Melchionna (Cisl), nella sua relazione introduttiva ha precisato che il governo Conte ha messo in piedi una manovra economica che crea un deficit eccessivo, e si fonda unicamente sul reddito di cittadinanza e sulla quota 100 per riformare la legge Fornero sulle pensioni. Non vi è, invece, nessun provvedimento sul Mezzogiorno, mentre ce ne sarebbe assoluto bisogno. Successivamente, vi sono stati gli interventi di Maria Luigia D’Agostino della Filmacs Cgil, di Amleto De Nigris della Uil scuola-Rua, di Antonio Santacroce della Cisl Fp, di Michele Caso della Uil Trasporti, di Fernando Vecchione della Cisl Fai e di Raffaele Simone dello Spi Cgil.

Le conclusioni sono state tenuto dal segretario nazionale della Uil, Antonio Foccillo, il quale si è così espresso: “Questo Paese non può essere ridotto a una lotta tra Nord e Sud, col Nord che vorrebbe gestirsi le sue risorse e il Sud che viene abbandonato al suo destino. La ripresa economica del Paese passa per il nuovo ruolo che bisogna dare al Mezzogiorno d’Italia. Le grandi opere vanno completate poiché altrimenti si impoverisce la gente. Bisogna combattere egoismo e individualità sfrenate per puntare di nuovo sui valori della solidarietà, altrimenti col venir meno di tutte le aggregazioni si distrugge la democrazia. Quindi, bisogna fare tre cose: mirare ad abolire la povertà, ma senza fare muro contro muro con l’Unione Europea; ridare un ruolo al Mezzogiorno che non si aspetta l’assistenzialismo, ma risorse, sviluppo e lavoro; il contratto tra M5S e Lega deve mettere al centro della discussione i diritti costituzionali che riguardano la sanità, la previdenza e la mobilità dei cittadini. Il Sindacato confederale ha 11 milioni di iscritti che hanno il diritto di essere ascoltati. Se viene meno questo, viene meno la democrazia, anche perché chi a tutti i costi vuol far passare solo la propria idea diventa un dittatore. Infine, sui condoni vi è dare da dire che è sbagliato insistere su questa strada: se i cittadini che non pagano fossero stati onesti, avrebbero pagato prima senza attendere il condono. Bisogna finirla col far pagare le tasse solo ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, facendola fare franca a chi vive di espedienti!”.

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