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Rete Sociale, Serena Romano: “Dopo quanto emerso in Commissione Trasparenza non resta che passare dalle parole ai fatti”

Posted By Infosannionews On 23/04/2015 @ 9:52 In Salute | No Comments

In una nota il presidente della Rete Sociale, Serena Romano, dopo l’audizione in Commissione Trasparenza richiesta da Giulia Abbate in merito ai piani terapeutici per i malati psichici, ribadisce l’urgenza ai vertici aziendali di passare dalle parole ai fatti.

Serena Romano

Serena Romano

“Le carte sono state messe sul tavolo (non solo metaforicamente) della Commissione Trasparenza – scrive –  grazie all’audizione richiesta al suo presidente, onorevole Giulia Abbate, che ha condotto il confronto con tale sensibilità e volontà di approfondimento, da riuscire a far emergere i temi più critici dell’organizzazione del Dipartimento di Salute Mentale (Dsm): ora, dopo le testimonianze e le documentazioni fornite dalla Rete Sociale e dai dirigenti di Asl e Dsm, non resta ai vertici aziendali che passare dalle parole ai fatti. Perciò, solo dopo avere appreso dal direttore generale della Asl quali azioni intenda subito avviare – oltre alla riunione della Consulta che, in audizione, si è impegnato a convocare – potremo veramente valutare il risultato dell’incontro e darne notizia.

Per ora – aggiunge – possiamo solo ricordare che fra i temi più urgenti, lo stesso Presidente Abbate, introducendo l’audizione, ha ricordato la problematica dell’interruzione del Laboratorio di Cucina condotto dai pazienti a fini terapeutici, e della proroga alla “Ristorò” per la fornitura dei pasti alla Salute Mentale sospeso, invece, per le mense scolastiche in attesa degli accertamenti sulla qualità del servizio della Magistratura.

A questo problema va aggiunto quello dell’immediato pagamento dei Progetti Terapeutici Individuali a favore dei pazienti che, grazie ai Budget di Salute, sono oggi i veri destinatari della spesa sanitaria sottratta alle strutture che operano a fini di lucro: il budget, infatti, viene consegnato ai pazienti i quali, tramite un contratto formale, scelgono “chi” e “come” deve curarli, acquisendo un “diritto a scegliere la cura” che andrebbe rispettato senza dovere ricorrere – come accaduto purtroppo a Benevento – agli avvocati. Queste ed altre, dunque, le problematiche sospese che l’opinione pubblica potrà valutare leggendo la memoria da noi depositata in audizione sul nostro blog www.ilenzuolibianchi.com

Quanto al “modo” di affrontare e risolvere tali problematiche, sia in audizione che nei comunicati di commento già pubblicati dalla stampa, sono emerse posizioni rispetto alle quali dobbiamo operare un distinguo. In particolare, ringraziamo Sandra Mastella per la sua partecipazione all’audizione e per averci espresso pubblicamente solidarietà sottolineando “l’importanza del volontariato” e il “ruolo prezioso, direi fondamentale delle associazioni…”; e aggiungendo: “E’ indispensabile che i responsabili del Dipartimento collaborino tra loro e dialoghino con le associazioni delle famiglie dei pazienti psichiatrici”.

Ma quanto all’affermazione: “Queste ultime (le associazioni) non sempre coinvolgono ed informano tutti i consiglieri regionali del territorio. Forse, distinguendoli per appartenenza politica, commettono un errore…” , vogliamo precisare che il nostro non è “un errore” ma una scelta precisa sul modo di intendere il rapporto tra politici e cittadini che difendono i propri diritti. Riteniamo, infatti, improprio rivolgersi ai “politici del territorio” per ottenere il rispetto delle regole nel Dipartimento di Salute Mentale, perché tale compito spetta a figure istituzionali quali i direttori del DSM e della Asl: e se questi latitano, tocca ad altri organi istituzionali – Regione, Ministero, Magistratura – ripristinare il rispetto di regole e legalità.

E’ utilissimo, dunque, l’ “interessamento” dei politici ai problemi del territorio, purchè non venga ad essi attribuito il ruolo di “mediatori” per la soluzione di tali problemi: compito che, a nostro avviso, spetta solo ad organi istituzionali, tra i quali la Commissione Trasparenza. Riteniamo, insomma, che la politica dovrebbe operare con distacco, soprattutto quando svolge funzioni di controllo: solo così sarà possibile misurare il vero contributo dei “politici del territorio” nel difendere i diritti dei più deboli”.


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