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Democratici e Progressisti con De Luca Presidente.Liste e Sintesi programmatica

21/08/2020
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Per una Campania moderna, solidale ed ecologista (sintesi programmatica)

Premessa

Le elezioni regionali di settembre hanno assunto, causa gli effetti negativi a livello mondiale della pandemia sull’economia e conseguentemente sulla tenuta sociale dei diversi Paesi, un significato nuovo e straordinario. Tuttavia per le condizioni preesistenti, la consultazione regionale acquista valenza ancora maggiore in quanto deve misurarsi con l’amplificazione della preoccupante situazione in cui versa tutto il Paese e ancor più la Campania e l’intero Mezzogiorno, come evidenziano i principali dati macroeconomici: caduta del PIL, crollo dell’occupazione, aumento delle disuguaglianze che determinano aree di povertà sempre più vaste.

In questo contesto, le giovani generazioni e le donne risultano ancor più penalizzati e rischiano maggiormente in relazione alle prospettive future in termini di lavoro e di integrazione socio-economica.

Nelle scelte politiche di programma, negli obiettivi concreti e rapidi da realizzare, nella capacità di tenuta e di lavoro della coalizione, nell’azione di governo, nel pieno coinvolgimento e ascolto delle parti sociali e dei Comuni è, dunque, davvero necessario aprire una fase diversa e più impegnativa.

Programma e obiettivi, qualità del governo regionale sono gli aspetti fondamentali ed irrinunciabili per cementare e dare spessore ad un’alleanza di governo più credibile, trasparente e partecipativa.

Dopo il positivo accordo sul “New Generation EU”, in particolare sul “Recovery and Resilience Fund” (RRF), la nostra Regione deve saper incidere sulle opzioni che si stanno definendo per il rilancio del Paese e risultare parte attiva ed integrante del processo nazionale. Tutto il Mezzogiorno deve infatti ricevere particolare attenzione negli investimenti e attraverso le riforme che il Governo dovrà realizzare attraverso il Piano Nazionale Riforme (PNR). La regione dopo aver retto bene l’emergenza sanitaria e fronteggiato, con impegno di risorse significative, quella socio-economica, deve dimostrare di saper utilizzare pienamente i fondi nazionali e comunitari, per cui bisognerà mettere in moto tutti i processi per assicurare una spesa più rapida e mirata.

L’azione politica

1.1 L’Agenda strategica delle azioni e degli strumenti

Le forze, che danno vita alla Lista DEMOCRATICI e PROGRESSITI con De Luca Presidente, ritengono pertanto che le elezioni del 20÷21 settembre prossimo debbano costituire un’opportunità per raccogliere la sfida del cambiamento.

I partiti e movimenti politici del centro-sinistra, insieme con le varie forze culturali, sociali, sindacali ed economiche della Campania, non dovranno subire ma orientare, con passione ed ambizione, la indifferibile esigenza di modernità.

Con la buona politica di un eco-socialismo partecipativo intendiamo “contaminare” con umiltà, ma con determinazione e coraggio, le politiche di governo regionale. Lo vogliamo fare con tutte le forze democratiche e progressiste, nel verso della solidarietà, della giustizia sociale, della responsabilità, della trasparenza, della legalità.

L’analisi del presente per traguardare al futuro è la strada maestra da seguire; con la consapevolezza della nostra identità e con la scelta per una politica credibile, appassionata e di servizio attraverso l’ascolto, il raccordo e la sintesi, metodo che valida e rafforza le idee e i progetti da concretizzare.

Pensiamo, dunque, possa essere utile, per dare corpo e concretezza a tutto ciò, definire un’Agenda strategica delle azioni da mettere in campo individuando anche gli strumenti da utilizzare. La coalizione di centro-sinistra non ha infatti la missione di dire solo cosa intende fare per il benessere di tutti i cittadini campani, deve dire anche come e con quali tempi intende portare avanti la propria azione politica e programmatica.

La visione per la ripresa

La Campania è la guida di tutto il Mezzogiorno, è il fulcro del Mediterraneo, vera porta verso l’Europa del traffico commerciale, della cultura e dell’integrazione dei popoli. Deve quindi avere l’ambizione di diventare l’HUB Mediterraneo dello sviluppo sostenibile che tenga insieme il Sud con tutti i paesi costieri dell’Africa, Grecia, Portogallo, Spagna, non dimenticando di assumere tale ruolo anche con l’obiettivo del riequilibrio territoriale con le regioni del Nord, sia per recuperare i ritardi infrastrutturali, materiali ed immateriali, sia per rafforzare gli assi commerciali verso i mercati del centro-nord dell’Europa.

La complessità della società odierna e la competitività che regola i mercati impongono di ragionare sempre più per macro-aree con l’esigenza di reggere l’urto della crisi e di avviare azioni di ripristino e di prospettiva. Questo processo di aggregazione razionale ed omogenea non può che essere guidato che dalla Campania.

Una crescita omogenea capace di coinvolgere tutto il territorio regionale affrontando in maniera chiara e netta le diseguaglianze territoriali, demografiche, generazionali e di genere, sottende un progetto regionale responsabile e solidale che possa diventare “cantierabile” attraverso risorse economico-finanziarie nazionali ed europee disponibili e all’altezza della sfida epocale e globale che noi tutti abbiamo davanti.

Il tema del Lavoro nella nostra Regione è prioritario non solo come valore economico; ma perché

essenziale allo sviluppo della persona, che senza si sente spinto ai margini della cittadinanza. Tutto ciò declinato con la vocazione agli investimenti in conto capitale, commensurati e contestualizzati con le grosse trasformazioni in atto: tecnologica, industriale, digitale, ambientale.

1.3 I piedi nel presente, lo sguardo rivolto al futuro

La Campania ha importanti punti di forza, ma la crisi Covid-19, economica e sociale, ha messo in grossa evidenza le sue fragilità, la sua scarsa resilienza (in diversi comparti), così come accaduto in tutto il Mezzogiorno, peraltro ancora alle prese con il recupero dei livelli pre-crisi del 2008-2009 e 2011-2012.

Lo shock da Covid-19 ha così colpito, in maniera ancora più dura, un sistema caratterizzato da:

scarsa efficienza ed efficacia della macchina amministrativa pubblica;
una rilevante economia sommersa che fa perno su una illegalità diffusa, vero terreno di coltura di organizzazioni malavitose, e con una significativa evasione fiscale;
un elevato livello di diseguaglianze di genere, sociali e territoriali, un basso tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro ed un numero molto elevato di giovani che non studiano e non lavorano;
una scarsa capacità nel riuscire a fare sistema fra un importante tessuto produttivo, agroalimentare, un pregevole patrimonio culturale, artistico, paesaggistico e storico e un potenziale turistico poco organizzato ed industrializzato;
scarsa competitività produttiva e ritardi infrastrutturali rispetto alle grandi trasformazioni in atto: lavoro, tecnologia e digitalizzazione;
un sistema sanitario che, pure solo lambito dalla pandemia, ha rivelato le sue carenze, consegnando al pubblico le diseconomie di una sanità territoriale inefficace e confermando l’eccessiva tendenza all’ospedalizzazione e a considerare normale la gestione paritaria pubblico/privato del sistema.

Il Modello di sviluppo

Il “modello Campania” deve prevedere uno sviluppo industriale e uno sviluppo del comparto agroalimentare integrato con la vocazione turistica e legato al ripristino e al mantenimento dell’ambiente e del territorio e alla “riconsiderazione” del sistema scolastico.

La nostra Regione, alle notevoli risorse territoriali, aggiunge infatti un complesso ed articolato sistema industriale di prim’ordine che, se razionalizzato e reso più competitivo con l’innovazione, può rappresentare il volano per la crescita occupazionale.

La traiettoria per lo sviluppo ecosostenibile deve seguire certamente l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e l’ambiente, che poi sono le linee guida europee: “New Generation EU”; “Green New Deal”.

Un modello che deve necessariamente sottendere un forte impegno della Regione sul capitale umano: nell’istruzione pubblica e nella formazione rivolta a tutti, dal basso verso l’alto.

Bisogna portare tutti nel “nuovo mondo”, nessuno deve essere lasciato indietro.

Sappiamo che sale la domanda di profili professionali specializzati sulla base delle nuove competenze richieste nei prossimi anni, ma considerando che già oggi, le aziende sul nostro territorio faticano a soddisfare il proprio fabbisogno occorre una politica industriale e di formazione all’altezza della sfida del post-Covid, capace anche di recuperare i nostri pregressi ritardi su innovazione tecnologica, digitalizzazione e ricerca applicata. In altre parole su produttività e competitività.

Le imprese campane vanno arricchite in capitali, taglia e tecnologie; questo vuol dire prevedere scelte e sostegno non solo in orizzontale ma anche in verticale.

E qui si richiama l’attenzione sull’utilizzo dei fondi regionali, invitando ad un uso non clientelare, ma mirato per un effettivo ritorno socio-economico degli investimenti.

La Campania ha un tessuto produttivo di prim’ordine, con esperienza anche internazionale e frutto di una tradizione rintracciabile, che è possibile “aggregare” come segue, sì da renderlo ancora più competitivo:

Polo Manifatturiero (Aerospazio e Automotive, Elettrodomestici con le relative Supply-Chain)
Polo Tecnologico (Sedi Universitarie, Centri di Eccellenza & Ricerca)
Polo Cantieristico (navale e diportista)
Polo Artigianale Industriale (Comparto orafo e oggettistica; Distretto tessile)
Polo Agroalimentare (Filiere sviluppate su tutto il territorio regionale)
Polo Connettivo Integrato (Autorità portuale Napoli-Salerno; Aeroporto Internazionale di Capodichino, Aeroporto di Salerno ed altri; Interporto di Nola-Marcianise).
Ciò che manca è un monitoraggio regionale del sistema produttivo e di credito e, più in generale, occorre costruire una rete di connessione (fra le varie Università e Centri d’eccellenza presenti in Regione) per misurare lo stato di salute dei settori e dei distretti industriali e della filiera agroalimentare.

Si potrebbe pensare di realizzare una sorte di “algoritmo delle crisi”. I “sensori” devono scattare prima che il tema diventi soprattutto quello di riuscire a tenere il passo con le richieste dei creditori. La rete di tali sensori ha bisogno di studi, analisi e dati, senza soluzione di continuità. Abbiamo centri di eccellenza ed università che potrebbero e saprebbero farlo.

Alla presenza di centri di eccellenza fanno tuttavia da contraltare la presenza di aree che detengono un tasso record di abbandoni e di minori dispersi a livello scolastico e un’incidenza altissima di giovani che hanno rinunciato a qualsiasi tipo di prospettiva per il futuro (NEET – Not in Education, Employment, or Training), situazione che si fa ancor più grave nelle aree interne caratterizzate da declino demografico, abbiamo per questo bisogno di un sistema scolastico e universitario ricalibrato. Ciò anche in ragione del post Covid.

La sospensione delle attività in presenza ha, infatti, non solo richiesto il ripensamento della didattica – ripensamento che può tuttavia costituire la base per definire una strategia complessiva di innovazione per un nuovo posizionamento del sistema educativo nell’era digitale – ha anche “sconvolto” il percorso di crescita di bambini e ragazzi. Il rientro a scuola e nelle aule universitarie non potrà configurarsi, dunque, come semplice ripresa delle attività didattiche in presenza, dovrà invece prefigurare modalità adeguate e differenziate.

Riteniamo inoltre non secondaria la scelta delle modalità “in sicurezza” per il ritorno a scuola e nelle università di cui la Regione dovrà farsi carico, anche in considerazione del fatto che la ripresa delle attività coinciderà con le operazioni di voto ospitate proprio, anche in questa situazione, negli edifici scolastici. In questo quadro ci sono proposte su cui riflettere e da valutare con attenzione (facciamo – a titolo di esempio – riferimento ai documenti prodotti da RTS – Regolarità e Trasparenza nella Scuola).

Le Direttrici

“Contrasto alle diseguaglianze”: Abbiamo la consapevolezza della ancor più grave divaricazione sociale provocata dalla crisi coronavirus, che è esplosa poggiando anche sulle preesistenti fragilità. Sarà necessario rafforzare ed istituire ulteriori misure per l’inserimento dei giovani e delle donne nel sistema produttivo attraverso politiche attive del lavoro, riducendo – al contempo – le differenze fra il centro e le periferie, fra aree costiere e aree interne

“Rete dei saperi e della conoscenza”: partendo dalle eccellenze esistenti, deve diventare il motore essenziale di una Campania che scommette sulle giovani generazioni. Un processo per aumentare il livello culturale e civico, oggi non all’altezza della competitività nel Paese, e a maggior ragione in Europa. Una rete a maglie strette per annodare le nostre scuole, università e centri di eccellenza alla crescita e alla formazione del cittadino, sin dalla più tenera età, giacché formazione ed alta formazione rappresentano i cardini della coesione sociale e territoriale dell’intero Paese.
Bisogna inoltre puntare sulla valorizzazione dei settori delle arti, dello spettacolo e dell’artigianano, rappresentano, infatti, un patrimonio che per motivi storici, culturali e geografici, ha una sua ampia concentrazione in Campania. Settori già in sofferenza, ma la cui fragilità l’emergenza Covid-19 ha ulteriormente messo in evidenza; e tuttavia se si operasse mediante una sinergia tra i settori Arte, Cultura, Spettacolo, Turismo e Istruzione, sentite le associazioni di categoria, si potrebbe creare una filiera produttiva, come già ne esistono in altri Paesi dell’UE e non (per esempio, Francia, Spagna, con particolare riferimento alla Regione Catalana, Regno Unito), in cui l’indotto del settore incide in modo positivo sul PIL.

“Grande bellezza”: un progetto articolato sulla base delle risorse ambientali, paesaggistiche, culturali, storiche, archeologiche, enogastronomiche per consolidare e ampliare l’offerta turistica, il sistema dell’accoglienza. Idee e progetti rivolti a valorizzare e promuovere il grande patrimonio che la Natura e la Storia hanno voluto donarci. Dobbiamo riseminare la speranza, oggi sopita, per ripristinare il vero “Giardino d’Europa”.

“Sviluppo ecosostenibile, industriale ed infrastrutturale”: attraverso una visione complessiva e moderna che tenga insieme: il significativo patrimonio industriale, l’interconnessione e la mobilità di persone e merci, la conversione energetica, l’economia circolare. Dobbiamo fornire le “gambe della logistica”, materiale e immateriale, affinché le nostre importanti attività produttive e di servizi possano camminare spediti e così favorire quella contaminazione socio-culturale e territoriale, purtroppo carente.

“Filiera dell’agroalimentare e della dieta mediterranea”: è stata di recente proposta come bene immateriale dell’UNESCO. La Campania ha una filiera agro-alimentare di prim’ordine, in termini di qualità e varietà di prodotti. Il salto da compiere è industrializzare i processi per migliorare la commerciabilità e l’esportabilità dei prodotti sui mercati, sempre più aggressivi e spesso finanche sleali. Anche l’agricoltura ha bisogno di essere contaminata dall’innovazione e dalla digitalizzazione e pertanto la Regione dovrà essere centro propulsore di scelte che favoriscono l’ aggregazione di piccole e medie imprese, agevolare le reti di imprese, le filiere , la cooperazione, le Organizzazioni di produttori, al fine di produrre beni di qualità a costi ragionevoli per i mercati locali, nazionali ed esteri
“Rete della salute”: affinché la sanità universale possa costituire un nuovo patto tra le istituzioni locali ed i cittadini. Una rete che esalti le professionalità esistenti, innalzi i livelli essenziali di assistenza, combatta gli sprechi, le clientele e le illegalità, limiti la migrazione dei pazienti in altre regioni, con e principalmente un collegamento territoriale capace di creare un rapporto preventivo e continuativo fra il cittadino, il medico di famiglia e l’infermiere professionale di quartiere. La Regione dovrà, a tale scopo, farsi promotrice della necessità di operare una profonda revisione, su base di equità, della distribuzione dei finanziamenti tra le regioni, rivedendo ed aggiornando i criteri di assegnazione dei fondi.

“Economia sociale”: che utilizzi le risorse disponibili per costruire un sistema di servizi sociali in grado di rispondere meglio alle esigenze degli anziani, delle famiglie, delle persone con disabilità, puntando ad una organica collaborazione dell’associazionismo e volontariato laico e cattolico e dimostrando come il welfare moderno possa finanche diventare un’opportunità di sviluppo; le istituzioni devono farsi carico di favorire quell’economia sociale senza la quale, come abbiamo sperimentato durante il lockdown, è molto più complicato riavviare quella reale.

“Impegno giovani”: un pacchetto di interventi utili a sostenere il percorso di vita delle nuove generazioni campane nei campi della formazione continua, del benessere e del lavoro qualificato. Un provvedimento rivolto esclusivamente ai giovani, con misure differenziate a seconda dell’età, con lo scopo di definire strumenti e prospettive per provare a arginare il crescente livello di precarietà, che riguarda in primo luogo l’instabilità del lavoro, ma si estende in maniera pervasiva ad altri ambiti di vita (spesso non solo per le nuove generazioni).

“Casa come diritto”: ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita che garantisca non solo la salute, il benessere proprio e della sua famiglia, il diritto all’abitazione (art. 25 “Dichiarazione dei diritti umani”). Eppure in Campania l’emergenza abitativa coinvolge fasce sempre più larghe di popolazione e ha assunto le caratteristiche di un vero dramma sociale. Debolezza dell’edilizia pubblica, carenza dell’offerta di case in fitto a prezzi accessibili, mancanza di riqualificazione del patrimonio pubblico sono i limiti da superare.

“Pubblica amministrazione amica del cittadino”: abbiamo sperimentato quanto importante sia il rapporto con una pubblica amministrazione di servizio e di supporto per i cittadini. È necessario ammodernare la “macchina amministrativa regionale” se si vuole presenziare il nuovo che avanza. L’interlocuzione deve essere semplice, trasparente, accessibile e rapida. Dobbiamo recuperare, ed in fretta, i ritardi: innovazione tecnologica e digitale, accompagnata da formazione e/o rinnovamento delle risorse umane.

“Regione pianificatrice”: prediligere la funzione di programmazione e di pianificazione. Abbiamo bisogno di progetti strategici anche interregionali, di riorganizzazione del sistema delle partecipate e di enti spesso sovrapponibili ed inefficaci, di meglio indirizzare e controllare l’uso dei fondi europei ai vari livelli istituzionali locali. La Regione deve sburocratizzarsi e diventare un’unica stazione appaltante, sostenendo uffici tecnici territoriali spesso non autosufficienti.

“La persona al centro del territorio”: dobbiamo pensare ad una efficiente ed efficace utilizzazione della spesa in conto capitale, senza trascurare ovviamente la spesa corrente, attraverso una svolta amministrativa e culturale per puntare a quello che potremmo definire un vero e proprio “umanesimo urbanistico”. Riempire di “cose” il territorio solo per soddisfare richieste pressanti quanto clientelari, finendo paradossalmente per escludere la persona, è un errore strategico che non possiamo più permetterci. Partendo da questo assunto devono essere ripensati il governo del territorio e il modello di sviluppo.

Le direttrici individuate, che costituiscono la “dorsale” del Programma, trovano rispondenza e sono state sviluppate in maniera, a volte anche trasversale, nelle schede programmatiche che saranno distribuite in seguito. Continuerà ancora, infatti, il nostro lavoro di raccolta di contributi dai singoli candidati e candidate, dalle realtà associative, dai territori e da chiunque abbia voglia di contribuire con i propri saperi e segnalando bisogni, fino a giungere a definire un vero appuntamento programmatico da tenersi agli inizi di settembre.

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