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Don Matteo Prodi a CIVES e Acli: “Uno sviluppo sensato del territorio punti su paesaggio, patrimonio storico-culturale e ricerca”

18/07/2020
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CIVES – Laboratorio di formazione al bene comune e le Acli provinciali d Benevento hanno organizzato una videoconferenza, nell’ambito del ciclo di iniziative Cives in dialogo, sul tema: “L’economia civile e le prospettive dei nostri territori”.

Hanno introdotto i lavori Ettore Rossi, coordinatore di Cives e Danilo Parente, presidente provinciale delle Acli di Benevento. In seguito hanno dialogato con Don Matteo Prodi, direttore della Scuola d’Impegno Socio-Politico della Diocesi di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata dei Goti; Filippo De Blasio, presidente Fiva Confcommercio della provincia di Benevento; Giovanni Zarro, già parlamentare della Repubblica e Filiberto Parente, presidente regionale delle Acli della Campania. “Economia civile modello di economia partecipata discende dal pensiero economico che ha preso piede nel ‘700 a partire da Antonio Genovesi, poi nel tempo l’economia civile è stata soppiantata da quella politica di Smith, ma oggi torna di grande attualità poiché rimette al centro la persone e l’etica delle imprese che si pongono l’obiettivo di essere attori importanti e generativi della comunità, non pensando solo al profitto” ha introdotto Ettore Rossi. “Nel nostro paese è importante aumentare il tasso di imprenditorialità, come dice Zamagni, e credo che uno sforzo vada fatto anche nei nostri territori in questo senso. Così come è fondamentale nei nostri territori del Mezzogiorno accompagnare i giovani nella creazione di lavoro di qualità, perché si possa favorire la loro realizzazione umana e professionale e il rilancio delle nostre aree interne e fragili”, ha concluso Rossi. “Obiettivo di oggi è provare a declinare il tema dell’economia civile in relazione al nostro territorio che ha tante difficoltà e che merita un approfondimento adeguato. Questo tema non nasce oggi e ci porta a riflettere sulla possibilità di costruire imprese diverse da quelle che conosciamo” ha detto Danilo Parente. “L’economia civile si basa sul concetto di reciprocità, gratuità e anche sul tema della felicità pubblica, un tema di cui sento parlare sempre meno. Spesso ci concentriamo fin troppo sulla parte produttiva dimenticando spesso che dall’altra parte ci sono cittadini che sono anche consumatori che possono compiere scelte capaci di orientare il mercato, come ci dice il professor Becchetti” ha continuato Parante. “Benevento e la sua provincia – ha concluso Parente – presentano un’economia molto debole ma c’è la possibilità, anche complice il Covid 19, che gli imprenditori possano reinventare la propria idea di produzione, provando anche ad incidere sul drammatico dato relativo alle persone che lasciano il Sannio”. Don Matteo Prodi, intervenendo in seguito, ha detto: “Zamagni e Becchetti ci dicono che l’economia o è civile oppure non è, questo è un punto di partenza fondamentale che ci porta anche a dire che questa economia è da sostituire. Credo che tre cose rendano “incivile” la nostra economia: innanzitutto la mancanza di dignità poiché sottrae a tantissime persone la possibilità di lavorare ma anche perché impedisce la possibilità di stabilire relazioni nutrienti per le persone e, infine, perché ci impedisce di rispettare l’ambiente. Dovremmo partire dal curare profondamente il nostro cuore recuperando la capacità di immedesimarci negli altri ed offrire il nostro contributo inteso nel senso di soffrire per gli altri e dare un contributo alla comunità. Sul tema dell’imprenditoria avremmo bisogno di persone coraggiose, mi verrebbe da dire persino “squilibrate” per poter provare a cambiare le cose. C’è anche la questione della speranza, senza la quale non possiamo immaginare il futuro. Papa Francesco ossessivamente ci ricorda che le crisi dentro le quali siamo immerse sono esattamente il motore perché le cose possano cambiare”. “L’errore fondamentale dell’economia odierna – ha continuato don Prodi – è di carattere antropologico, non solo tecnico, poiché ci siamo fondati su un uomo che pensa solo ed esclusivamente alla massimizzazione degli interessi, a null’altro. Il modello che deve sostituire quello legato all’uomo economico deve essere di carattere relazionale che costruisca risposte per gli altri e con gli altri. L’economia nuove deve essere quella in cui l’incontro tra le persone porti ad una fioritura maggiore di tutti noi”. “Per il futuro – ha concluso Don Matteo Prodi – credo dovremmo adottare una politica industriale, che in Italia non abbiamo mai avuto, necessaria se vogliamo uno sviluppo sensato dei nostri territori. Per tale politica industriale dobbiamo partire dall’articolo 9 della Costituzione che parla di paesaggio, del patrimonio storico e della ricerca. Penso questo anche e soprattutto per il territorio della Campania e del Sannio che possono trovare su questi temi nuovi posti di lavoro, nuove attività e nuove imprese. Dobbiamo costruire accanto a queste idea una mentalità che sappia essere molto imprenditoriale ma anche molto cooperativa: in questo territorio vedo una grande difficoltà ad associarsi, su cui invece dobbiamo insistere molto. Così come dobbiamo insistere sulla valorizzazione delle eccellenze che vanno fortemente sostenute per dare una prospettiva ad un territorio straordinario, mettendosi in ascolto vocazionale delle sue esigenze e prospettive”. “Dalle riflessioni di Genovesi ad oggi ci siamo lasciati sfuggire tutta l’economia” ha esordito De Blasio che ha aggiunto: “dobbiamo far capire che bisogna agire per la costruzione di una società a dimensione dell’uomo, capace di partire anche da quello che ci dice il Vangelo. Dobbiamo uscire dalle difficoltà con attività operative e immediate”. Giovanni Zarro ha affermato: “La tematica dell’economia civile resta una aspirazione profonda dell’animo umano, una sorta di traguardo che non riesce mai ad essere tagliato in maniera vera e definitiva. Per quanto mi riguarda l’economia è una delle nobili attività umane poiché produce benessere. Essa naturalmente può essere criticata ma resta una struttura che va rispettata a partire dai nostri giovani. Questo sistema, che produce anche difetti come la disoccupazione, ha prodotto un sistema che cammina accanto che è quello dello stato sociale che permette di porre rimedio alle stesse storture della società. Questo mi porta ad essere meno critico nei confronti del sistema economico esistente: con questo non coglio esprimere parole a totale sostegno dal sistema economico ma vorrei riflettere sul fatto che le cose che abbiamo fatto non sono del tutto da buttare”. Filiberto Parente ha aggiunto: “Non è un peccato quello di parlare di profitto. Quello su cui dobbiamo riflettere è l’etica dell’imprenditore sul come amministra quel profitto. Penso a tanti esempi di imprenditori che rispettano la dignità del processo produttivo dando il giusto merito a chi lavora. Anche il tema del sociale entra in questa logica e diventa elemento di corresponsabilità dell’impresa, penso, ad esempio, ad Adriano Olivetti che ha posto le basi dell’economia comunitaria. “Abbiamo perso 12 punti di prodotti interno lordo – ha concluso Parente – e stiamo vivendo tante difficoltà ma abbiamo scoperto, nella pandemia, che la famiglia resta il luogo dove ci si prende cura l’uno dell’altro, noi dobbiamo declinare questi aspetti nella società provando a fare come i cristiani delle origini, dando aiuto a chi è in difficoltà”.

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