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Pd : ” Tra crisi aziendali e di sistema, il sud appare sconfitto”

09/11/2019
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Urge uno sforzo collettivo straordinario.


Stanno venendo al pettine,  taluni gradualmente altri all’improvviso, scrive il segretario provinciale del Partito Democratico, molti nodi del sistema istituzionale, produttivo, politico e sociale del paese. Nodi che al Sud, mai come oggi, sono nettamente più marcati se non drammatici.
È il caso, ad esempio, della gravissima crisi dell’ILVA, la maggiore acciaieria d’Europa, la cui produzione vale otre un punto del PIL nazionale e coinvolge, tra dipendenti diretti ed indotto, circa 30mila lavoratori con le rispettive famiglie. C’è però molto di più. L’Italia era ed è un paese industriale e la sua anima è di acciaio, con lo stabilimento di Taranto al centro. Perderlo significherebbe assestare un colpo tremendo al cuore produttivo del paese. Non possiamo permettercelo.
È il caso, inoltre, della vicenda Whirpool, con i 420 lavoratori del sito di Napoli in attesa di capire quale sia il destino che li attende. Eludendo gli impegni presi con il MISE, c’è una procedura di cessione di ramo d’azienda in atto, con una prospettata riconversione all’orizzonte per la «produzione di sistemi di refrigerazione passiva». È una vendita ma sembra una fuga, anche sulla scorta di quanto accaduto in passato.
Sono legate invece a vicende marcatamente regionali i destini dei LSU e degli APU (Attività di Pubblica Utilità). 2600 solo questi ultimi, di cui almeno il 15% Sanniti.
Siamo così giunti alla nostra piccola Provincia dove, alle crisi storiche, si sono aggiunte quelle del comparto Rifiuti, 42 i lavoratori della SAMTE sottoposti a procedura di licenziamento, del settore idraulico-forestale, circa 400, e, da ultimo, degli operai e dei tecnici del comparto delle rinnovabili che fanno riferimento alla ENERCON, una delle maggiori aziende tedesche produttrici di turbine eoliche con oltre 120 dipendenti, in larga parte dell’Alto Sannio.
Causa la paventata «Riorganizzazione dei Service Points» – si dice così quando si intende ridurre i costi scaricandoli sui lavoratori – almeno 90 operai saranno costretti ad accollarsi le ingenti ulteriori spese di mobilità e trasporto (Puglia o Abbruzzo), oppure a trasferirsi fuori provincia. Più di un dubbio allora sorge anche sulla politica delle rinnovabili della nostra Regione che è stata «distratta», se non strabica, laddove, con troppa superficialità, ha prodotto un’omogenea moratoria del settore, mettendo insieme aree ed esigenze che non era il caso di equiparare.
Appare, comunque, sempre più evidente come quella del SUD Italia, e ancor più delle sue Aree Interne, sia una «crisi strutturale», di scarsa competitività del sistema, la cui origine non deriva dalle scelte operate negli ultimi 2/3/4 anni, giuste o sbagliate che fossero, ma dalle «non scelte/mancate riforme» di (almeno !) un ventennio fa allorquando era necessario e non più rinviabile «sincronizzarsi» con un mondo che si era andato globalizzando. La crisi, anzitutto del Mezzogiorno, è un fiume carsico che adesso emerge con tutta la sua desolante potenza, ma la cui fonte è lontana nel tempo e nello spazio.
È di questi giorni l’ennesimo rapporto SVIMEZ che fotografa, con plastica e avvilente chiarezza, la disperazione di un Mezzogiorno che sembra rassegnato a un inesorabile destino. Un destino che finisce per giustificare, così pare, persino il rifugio nella sterilità e nella vacuità del populismo e del sovranismo. Pseudo-soluzioni cui è già capitato di affidarsi nel corso della Storia. Con risultati drammatici. Tragici.
No vi sono, né vi possono essere, risposte semplici e sempliciste a problemi complessi. Occorre lavoro, tanto, studio ed impegno, individuale e collettivo, per risalire la china.
Abbiamo pertanto il dovere, ognuno per la sua parte, ciascuno per il ruolo che svolge, a tutti i livelli, dalla politica locale a quella regionale e nazionale, alle Istituzioni tutte, ai corpi intermedi, alle Associazioni, di produrre uno sforzo straordinario per incamminarci, insieme, con piede fermo e passo deciso, verso il «Rinascimento» di una Terra e di un Popolo, la nostra Terra e il nostro Popolo che chiamiamo Mezzogiorno.
Non possiamo abdicare al dovere di lottare per un futuro dignitoso che possa disegnare prospettive concretizzabili per i nostri figli, in un contesto, nazionale ed europeo, che deve vederci protagonisti. Il momento è drammatico. I fatti sono inequivoci. Tuttavia, rispetto al «fuggi fuggi generale», alla consueta ricerca del capro espiatorio di turno, alla pratica degli indici protesi verso il nulla, bisogna avere il coraggio di agire, programmando e sviluppando le nostre tante capacità e, senza temere nessuno, mettere in campo e dare il meglio, avendo l’ardire di alzare l’asticella del confronto. Tocca a ognuno di Noi. È questa la vera e unica sfida. Non ve ne sono altre. Né ve ne possono essere.
Non vogliamo, né perseguiamo, assistenzialismo o solidarietà di facciata, ma orgoglioso protagonismo legato alla nostra Storia, alla nostra Cultura e ai nostri Saperi! È l’unica rivoluzione che possiamo condurre in porto. Senza attendere altri o sperare in soccorsi esterni. Valorizziamo e mettiamo in gioco Noi stessi. Fidandoci gli uni degli altri. Tutti insieme. Per la nostra Terra. Per il nostro Popolo.

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