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Angela Abbamondi Telese Riparte: “Le bugie di Carofano che, pur di fare cassa, continua a vessare i cittadini”

12/07/2019
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ALTRO CHE “ diritti del concedente risalenti ab immemorabili” e “ nessun atto rinvenibile da cui poter risalire al canone concessorio”.

Angela Abbamondi

Sono in distribuzione in questi giorni le raccomandate con cui il Comune sta richiedendo il pagamento dei canoni concessori sulle particelle comunali su cui catastalmente insiste un diritto di enfiteusi e/o un livello a favore di privati e per i quali quest’ultimi sono tenuti al pagamento di un canone, non avendo esercitato finora nessuna facoltà di affrancazione.

Va premesso che enfiteusi e livelli sono termini non a conoscenza di tutti e dunque una spiegazione preliminare si rende doverosa. Trattasi di istituti, oggi pressocchè in disuso, che consistono nella concessione di un terreno a favore di un privato affinchè quest’ultimo ne tragga beneficio (per finalità agricole o edilizie) dietro pagamento di un canone che può essere in denaro o in prodotti naturali.

Nel territorio comunale di Telese numerose sono le particelle catastali gravate in perpetuo da enfiteusi o livelli in favore di privati, per lo più tutte enfiteusi edificatorie circoscritte nel quartiere “ acqua fetente” ovvero attuale Corso Trieste, Viale Europa, Via Venezia e traverse.

In particolare, le amministrazioni comunali della fine anni 40 e 50, facendo delle precise scelte politiche, decisero di sdemanializzare e di lottizzare la zona dell’acqua fetente al fine di favorire lo sviluppo edilizio nell’area, assegnando in perpetuo i lotti ottenuti ai richiedenti ai quali fu applicato un canone determinato sul valore di una quantità di grano prestabilita ( in media da 20 a 60 Kg di grano a seconda della grandezza del lotto). Vi è da dire, a corredo di un giudizio positivo sulla decisione intervenuta, che la zona ben si prestava ai nuovi insediamenti abitativi in quanto, oltre ad essere ripopolata e riqualificata, non aveva bisogno, da un punto di vista geologico, di fondazioni importanti perchè scavando un metro o meno si trovava subito uno strato di travertino su cui poter poggiare l’abitazione. Fu così che numerose famiglie, per lo più di operai affluiti nell’immediato dopo guerra nel nostro comune, con molta probabilità per le offerte di lavoro provenienti dagli insediamenti industriali del Mulino e dell’oleificio Palmieri, ebbero la possibilità di costruirsi una casa. La concessione prevedeva l’obbligo dell’assegnatario di realizzare almeno due stanze, pena la restituzione del lotto, con la libertà di venderlo e/o trasferirlo a terzi solo allo scadere di cinque anni.

Trattasi, dunque, di atti di concessione che fanno parte della storia recente del nostro comune e di conseguenza non corrisponde al vero quanto dichiarato dall’amministrazione Carofano nella delibera di Giunta n. 254 del 30.11.2018 secondo cui si tratterebbe di diritti concessi a privati ab immemorabili ( ovvero risalenti nel tempo al punto che si ignora la data di inizio) ed in quanto tali da non consentire all’Ente di poter reperire gli atti di concessione.

Ora, che il Comune sia tenuto per legge a riscuotere i canoni concessori ed i privati a corrisponderli, con la facoltà del privato di affrancare il lotto pagando 15 annualità di canone, non si discute.

Il problema è: a quanto ammonta il canone concessorio annuo e di riflesso quello di affranco?

La risposta è semplice: ammonta a quanto previsto nell’atto concessorio e quindi al valore del corrispettivo dei chili di grano stabiliti nel rogito, aggiornato all’attualità, corrispondente al prezzo che viene fissato nelle mercuriali governative, così come espressamente stabilito nell’atto di concessione.

E’ possibile che il Comune non sia stato in grado di rinvenire gli atti di concessione?

Trattandosi di atti stipulati dall’allora Segretrario comunale è possibile che non li abbia rinvenuti negli archivi dell’Ente ( sempre che li abbia cercati ) ma, anche se fosse, poteva richiederli ai singoli privati come pure rintracciarli da solo, tramite un tecnico di fiducia, nell’archivio notarile di stato o presso la conservatoria dei registri immobiliari recuperando la nota di trascrizione.

In altre parole, il criterio suppletivo adottato dalla Giunta Garofano sul presupposto di non avere a disposizione gli atti concessori, non aveva motivo di essere introdotto in quanto gli atti sono di facile reperimento. Con la conseguenza che le cifre richieste dall’Ente nelle raccomandate da ultimo inviate non sono dovute in quanto eccessive essendo i privati – si ripete – tenuti a corrispondere solo il canone previsto nell’atto di concessione, aggiornato all’attualità.

Detto questo il criterio suppletivo introdotto da Carofano è comunque alquanto bizzarro in quanto non tiene conto che molti dei beni gravati da enfiteusi sono caduti in successione o sono stati liberamente trasferiti a terzi, subendo diversi passaggi di proprietà, arrivando all’ultimo proprietario attuale senza il diritto del concedente, tant’è che molti sono venuti a conoscenza solo ora del diritto rivendicato dal Comune. Per non parlare del fatto che il criterio di calcolo introdotto crea anche un ingiusto discrimine tra chi si ritrova titolare della abitazione come prima casa e chi no. Insomma un vero pastrocchio.

Eppure quello che andiamo dicendo, Carofano lo sa molto bene dal momento che la sua amministrazione non è affatto nuova ad affranchi. Nel dicembre del 2012 il suo capo dell’ufficio tecnico, Ing. Perlingieri, autorizzò l’affranco di una particella di Corso Trieste calcolando il canone concessorio annuo, rivalutato all’attualità, proprio nella misura del corrispettivo di 40 Kg di grano tenero, dichiarati dalla richiedente l’affranco con atto di notorietà e calcolati secondo l’ultima quotazione della borsa merci italiana.

Ebbene il canone di affranco risultò essere in quella occasione di soli € 168,00 ( canone annuo € 11,20) ovvero una cifra irrisoria rispetto a quelle richieste oggi. Basti pensare che per i canoni concessori riferiti al 2019 ed alle 5 annualità precedenti non prescritte ( dall’anno 2014 all’anno 2018) il Comune ha accertato ed iscritto in bilancio la cifra complessiva di € 32.573,04 mentre per l’affranco la previsione di incasso arriva ad € 81.432,60, anche se in questo caso è chiaramente ipotetica in quanto subordinata alla eventuale richiesta del privato.

Che dire di più!!! Ancora una scelta politica sbagliata!!! Carofano revochi immediatamente la sua delibera di Giunta e chiarisca ai cittadini che il canone dovuto è quello previsto nel contratto. In caso contrario è facile prevedere che l’Ente andrà incontro ad inutili contenziosi e, come sempre, saranno i cittadini a pagare!!!

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