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Rapporto Svimez: Crisi e Prospettive.

12/11/2018
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La Uil Avellino/Benevento rende noto che dal rapporto SVIMEZ 2018 viene fuori che la “stagione dell’incertezza” che sta attraversando il Paese, a cavallo tra una ripresa troppo debole per recuperare gli effetti della crisi e le prospettive di un rallentamento dell’economia mondiale, potrebbe determinare nel Sud una forte frenata. Le previsioni 2018 della SVIMEZ evidenziano, infatti, dopo una fase di ripresa in cui il Mezzogiorno era riuscito a tenere il passo del Centro-Nord, la riapertura del divario di crescita con il resto del Paese, nel quadro di un già significativo rallentamento dell’economia nazionale. In effetti, il rapporto della SVIMEZ dipinge il Mezzogiorno in chiaro e scuro: ne evidenzia le potenzialità ma soprattutto i suoi ritardi e debolezze. Non è consolatorio il fatto che, nel biennio 2019-20, il Sud beneficerà di circa il 40% delle maggiori spese previste dalla manovra, grazie soprattutto al Reddito di Cittadinanza, perché ciò è un indice significativo della crescita del malessere sociale, della caduta dei redditi e dell’impatto del Prodotto Interno Lordo (PIL) che resta su valori molto bassi. E non si può continuare a far penetrare il concetto che per il Mezzogiorno la strada risolutiva siano i sussidi. Al Sud serve lavoro e buona occupazione anche per superare i divari retributivi con il resto del Paese. Il lavoro, ovvero l’occupazione di qualità, si crea con investimenti pubblici e provvedimenti per attrarre quelli privati. La manovra, da questo punto di vista, non aiuta in quanto per il Mezzogiorno, a eccezione del rifinanziamento della decontribuzione per nuove assunzioni, peraltro affidata alle risorse comunitarie, e una modifica della norma «Resto al Sud», non vi è altro.

“Per il Mezzogiorno – dichiara Fioravante Bosco (Uil Av/Bn) – è necessario investire in modo significativo nelle infrastrutture materiali e immateriali, investimenti che non possono essere demandati solo e soltanto alle risorse dei fondi comunitari; rendere immediatamente operative le ZES; reintrodurre, una politica di fiscalità di vantaggio che colmi il gap produttivo tra le varie aree del Paese. La misura più urgente – conclude il sindacalista – è investire sui giovani e sul loro futuro con azioni per contrastare la dispersione scolastica, combattere la disoccupazione, e riattivare l’ascensore sociale: è questo l’impegno che dovremmo prendere tutti”.

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