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Morti Bianche. Fioravante Bosco (Uil): non si può continuare a morire di lavoro

15/05/2018
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“Serve più prevenzione e maggiore rigore nell’applicazione delle norme e delle sanzioni”.

Proseguono inesorabilmente le morti sul lavoro. Dopo il terribile incidente alle Acciaierie Venete di Corso Francia, a Padova, dove il crollo di un contenitore di acciaio fuso contenente 90 tonnellate di materiale incandescente ha provocato ustioni gravissime a quattro operai investiti dagli schizzi di magma, tre dei quali versano in gravissime condizioni, ieri l’ennesimo incidente. Questa volta in un cantiere navale a La Spezia, che ha causato un morto e un ferito. I due tragici incidenti sono avvenuti a pochi giorni dall’incidente alla Fincantieri di Monfalcone, dove ha perso la vita un operaio di soli 19 anni, e dall’incidente avvenuto nella cava di marmo a Carrara dove un operaio è rimasto schiacciato sotto una pala meccanica.
“Non possiamo più affidarci alle parole per commentare questa strage senza fine – commenta Fioravante Bosco -, né si può continuare a morire di lavoro. Per la Uil, è arrivato il momento di puntare anche a un inasprimento delle sanzioni. Noi siamo per la cultura della prevenzione e della partecipazione. Ma un maggior rigore nell’applicazione delle norme e delle correlate sanzioni può avere un importante effetto di deterrenza. A questo punto, non possiamo lasciare più nulla di intentato per cercare di salvaguardare la vita, la salute e la sicurezza dei nostri lavoratori. Ormai le parole di cordoglio e di condanna per questi ripetuti incidenti mortali non bastano più di fronte a un bollettino di guerra desolante che ogni giorno si allunga con il nome dell’ennesima vittima, nell’indifferenza delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Le morti bianche – conclude Bosco – rischiano ormai di passare come un fatto abituale nel nostro Paese, come se la vita, la dignità e la sicurezza di una persona che lavora non fosse un bene primario da tutelare e difendere a tutti i costi”.

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