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“Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia”, presentato il libro del direttore de L’Espresso

14/05/2018
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La vicenda tutta luci ed ombre dell’assassinio dello statista Aldo Moro approda nell’Aula Magna dell’Università Telematica “Giustino Fortunato” di Benevento.

A quarant’anni dall’omicidio del presidente della Democrazia Cristiana, ad opera delle Brigate Rosse, il 9 maggio del 1978, tanti studenti delle scuole sannite hanno assistito alla presentazione del libro di Marco Damilano, “Un atomo di verità. – Aldo Moro e la fine della politica in Italia”.
Ad inizio mattinata la visione di un video inerente all’ultima lettera scritta da Moro durante la prigionia ed indirizzata a sua moglie.
Sono seguiti i saluti di Giovanni Locatelli, Presidente del Consiglio di Amministrazione Unifortunato e del Rettore dell’ateneo telematico, Angelo Scala.

“Si sta immaginando un futuro nuovo senza le radici del passato, per questo l’importanza di questi incontri utili a dare consapevolezza”, ha detto Locatelli.
Il Rettore ha racchiuso gli obiettivi raggiunti di questa presentazione: “non solo rievocazione, ma dimostrazione della vitalità di un piccolo ateneo del Meridione”.
“Damilano con questo volume – ha continuato Scala – ridà dignità alle vittime delle Brigate Rosse”.
Lo storico delle mafie, Isaia Sales, ha ricostruito la figura del ‘rivoluzionario mite’ ed il contesto politico di quegli anni, caratterizzato da cricche di corrotti e corruttori, notevoli interessi tra contraddizioni, depistaggi di indagini e personaggi politici controversi.
Marco Damilano, direttore de “L’Espresso”, utilizzando i materiali inediti dall’archivio Moro, ci racconta una storia ancora attuale.

“La politica non finisce mai, ogni generazione ha certamente le sue sfide, ma ora si vive un vuoto che è stato tentato invano di riformare. Oggi non c’è nessuno politico che si avvicina alla figura di Moro”, ha aggiunto sconsolato.
“L’Italia aveva ed ha una condizione strategica nel cuore del Mediterraneo e negli anni ’70 la vicenda Moro metteva in subbuglio la visione degli equilibri geopolitici.”
Un passaggio sulle nuove generazioni, dove sembra stia svanendo il ricordo delle vittime della mafia e del terrorismo: “Sto girando il Paese e vedo tanti giovani, i quali spesso non sanno, ma sono affascinati forse perché gli esempi attuali politici sono avvilenti”.

Il messaggio del testo è chiaro: “La verità non sia giudiziaria, ma storico-politica. Bisogna partire da una riflessione diversa: non cercare le prove, ma comprendere una data spartiacque nella storia d’Italia.
Poi ha tratteggiato la figura di Moro: “Era un uomo solo, che si è trovato in questa contraddizione di essere la figura simbolo architrave di quel sistema politico, poi crollato. In quei 55 giorni, quando termina il sequestro, è venuta fuori la sua solitudine, emersa dalle sue lettere”.
La ragion di Stato, come sappiamo, ha prevalso e non c’è stato spazio per nessuna trattativa.
“La famiglia Moro – ha detto Damilano – si è sempre comportata con grandissima dignità, sposando i suoi scritti e non smettendo mai di chiedere verità e giustizia per lui e gli uomini della scorta”.
Nel novembre del 1977 ci fu a Benevento l’ultimo grande discorso pubblico del leader democristiano, come ha ricordato anche il sindaco Mastella, presente in sala.
Oggi, gli assassini di Moro e di via Fani, scrivono libri e fanno conferenze, ma non hanno mai detto la verità perché, per me, non sono rivoluzionari, ma omertosi come i mafiosi.
Non sappiamo l’integrità delle sue parole, l’originale ed integrale del memoriale che le BR dicono oggi di aver distrutto: questo basterebbe per restituire a Moro un atomo di verità”.
A fine incontro le domande degli studenti e la premiazione della IV Edizione del Premio di studi Giustino Fortunato.
Inoltre è stata inaugurata la mostra personale dell’artista Leonardo Pappone, dal titolo “Made in Europe”.

Emilio Spiniello

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